Vorrei stappare
Il cervello umano
Come una bottiglia di bollicine
O meglio con una sciabolata
Mirabolante
E berne la saggezza
Bandiere a scacchi
Vincitore
Stracciando le correnti neurali inopportune
Oro controcorrente
L’opera maestra
Distruggendo illusioni
Le più tenaci
L’epica del saputello congenito
Spostare
La mia personalità limitata in un bacino più capiente
Senza limite anzi
Che sicuramente lamento un calore fastidioso
Come un mirino laser
Assomiglia però ad un ‘stai al posto tuo’
Nel tuo spazio allocato
E soprattutto
Non sporcare.
Il vaso lo decidono gli altri
Sara Dio a travasarti
Quelli che credono in te
Ma non è detto che succeda
Se, e solo se si ricorderanno di andare in terrazzo
Non li biasimo
Il terrazzo infestato di zanzare
Manco l’acqua tra un po’.
Sarà la stanchezza nera
Ma non ho mai avuto radici più forti
Che in questa aridità
Se solo ci fosse spazio in casa per un vaso più capiente.
Ogni età è buona per apprendere
Che le università
Sono fabbriche di vasi,
Ma perdo il filo
Si diceva delle ali di gallina
Come il cervello umano:
Ce lo abbiamo
Per fare polvere sbattendo le ali.
Tutto stesso sapore
Niente più stupore
Stiracchiamenti
Niente di straordinario
Eppure fuori dal vaso
Trabocco spesso
Come le troppe strade percorse a metà
Nè carne nè pesce
E forse per questo me lo tengo stretto
Voglio solo alzarmi di qualche centimetro.
Sparando cazzate credevo di essere autentico
L’autenticità inganna
Pura follia
Pestando i piedi al prossimo
Sottoposto
Eppure mi amano
Al posto mio gioco a fare il giusto.
Ma la giustizia è un algoritmo
Inesorabile come la morte,
Aggrappata ad un cavo parallelo
Lontana dalla concezione mondana
Poterne esplodere la verità
In un manuale
Con informazioni seriali
Su cui essere esaminati
Oh merda
Mi viene il mal di mare.
Quando sei costretto all’angolo
Meglio stare in silenzio
E aspettare l’acqua
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