Ho omesso di aver lasciato
Il portafogli al bar
Dove la sottile linea tra memoria e fortuna
Diventa una trincea
Leggo gli sguardi felici
Nel mezzo della mia ansia
Salgo su e giù dalle scale
Mi svuoto le tasche
Intravedo
Magliette del nuovo millennio:
Mi dicono che Gerusalemme è il posto dove i sogni si avverano
Quadrati concentrici
Vestiamo mandala
E la gioventù è convinta
Al lupo il sotterfugio
Sarà sempre tutto motivo di stress
Una parola
Uno sguardo
Un responsabile
Voglio responsabilità
Un’infilata di note
Per comporre il notturno
Sanare il profilo social
Aggiornare per aggirare
La polizia morale
Pulizia e ordine
Un’orda di giardinieri
Per resuscitare Roma
Infestata dal malaugurio turista
Come grandine sul raccolto
Ora scambia ‘Roma’ con ‘Aiuto!’
Grido di battaglia
Avvinghiati alla zampa della lupa
Io sono la lupa
Procrastino senza remore
Spargo dubbi come il sale
E ciccia umana cuciniamo.
Chiarisci gli intenti,
Detenuto.
Singole mode
Appollaiate all’app che serve
Prostrati sullo scivolo infangato
La corte è convinta-
Fare il giullare per depistare
Detenere l’iniziativa
Calpestare lo spettacolo
Sulle rive del mancato riposo
Addentrati forestiero
Traduciti in moneta di scambio
Tante son le mele da raccogliere
Che una mano a sbrigliare la matassa
Sarebbe gradita
Ma non fare troppe domande
SONA piuttosto
E soprattutto sbrigati
Siamo quasi arrivati al punto di non ritorno
Convivere con la maledizione
E chiamarla amore
Eternit incapsulato
Mi rimane un ultimo senso d’appartenenza
Prima di smontare dal treno
A gonfie vele
In piena nevrosi d’ascensore
Ma devo sempre fare io
La figura del genio tardivo
Mentre spingo il bottone
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