Il futuro è qui

Il risveglio dalla manipolazione è un cazzotto nello stomaco-freddo e doloroso per persone con i miei privilegi. Essere nati in un paese senza guerra, avere un tetto sulla testa, cibo e salute, per quanto effimere, condizione per cui provo gratitudine. Eppure nelle mani del manipolatore sono come un manico del coltello che uccide e sfregia l’oppresso. Sono la narrativa del successo occidentale, dove la violenza viene argomentata, infiltrata, poi depistata. Imbevuti di odio, proiettili verso l’antagonista-Il personaggio necessario per la giustificazione del dominio mondiale, un teatro messo in atto dalla cupidigia patologica delle persone al potere.

Mi sembra a questo risveglio di trovarmi in una stanza con porte senza maniglie, dove le porte sono la democrazia e le maniglie mancanti sono la propaganda. Quindi ringrazio quando mi fanno notare l’ipocrisia con cui seguo, passivamente, le guerre causate dai poteri occidentali ignorando che la tirannia è sempre dietro l’angolo, anche dentro l’Occidente. 

La guerra in ep3-6 di black mirror è futuristica- accattivante.

Attraverso apparecchi cibernetici capaci di sovrapporre, aumentare la realtà e trasforma civili innocenti, bambini, in mostruosità, rendendone più facile l’uccisione. Questa versione distopica e futurista della guerra mi fece molta impressione. 

E mi viene in mente questo episodio perché senza guardare così nel futuro, la macchina dell’impero ha già messo a punto questi meccanismi, dove gli esseri umani diventano sporchi animali, senza bisogno di costose tecnologie. Senza troppe domande si bombardano quindi ospedali, credendo di aver ragione. È uno scisma dall’amor proprio, ma c’è da precisare che la difesa dalla manipolazione non viene insegnata nelle scuole, è molto difficile da combattere. Tutti i ceti sociali sono a loro modo bersagliati. Quindi nell’ignoranza del proprio sistema operativo, si viene controllati.

L’autoreferenzialità della cultura e subcultura ci schiaccia, ci spinge, verso il vicolo cieco dell’egemonia di pensiero, per servire il paradigma delle relazioni sociali, familiari, informali e istituzionali. Il ‘sistema’ del bene di gruppo prima o poi potrà radicalizzare una persona; soprattutto se ha già subito torti, ingiustizie.

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