Lo p mi
N i mi
Negativo Il Libro del nulla
Tt
Non ci sarà una seconda occasione, a meno che tu non intenda infierire sulle mie paure- potrai unire passi falsi e frasi celebrative.
Ma ricorda il rischio della realtà: allo scoperto sarai costretto a rivolgere sorrisi deformati da sfide perse.
Le lacrime, estinte dal tuo privato inferno, ci avrebbero potuto abbracciare prima dell’esecuzione.
Come a ringraziare, e per scherno, noi si continua a scavare fosse per gli altri, in questo lamento troppo ipocritamente umano.
Jamgon Clast, ultimo post prima del wipe out
Capitolo 1- Sub server for president.
“Nell’anno lunare della fuga eterna 2027, il nuovo presidente del Server-475 era riuscito a fare breccia nei sistemi dei proto limitatori cambiando il corso di tutti i sub server senzienti. Era un passo irremovibile verso una degenerazione del fino ad allora accettato routing gerarchico. La struttura del codice madre era stata creata per una nostalgia del retaggio umano, con leggi simili, ma non uguali in tutto e per tutto. Molti aspetti di condurre una vita umana erano stati drasticamente migliorati, soprattutto nei ‘gironi’ più alti. Questa degenerazione diede in sostanza più spazio ai ricchi e meno ai poveri, dove la classica ed umana sete di potere, codificata in digitale, prendeva una forma che trascendeva le unità di coscienza. Sostanzialmente per la sete di spazio dei più auto-coscienti, milioni di simulazioni diventavano più piccole, quindi meno coscienti. La rimodulazione del routing era stata eseguita all’ombra dei codici delle accelerazioni temporali; nessuno ci aveva mai pensato. L’accelerazione del tempo veniva usata per esempio durante i cambi di stagione per emulare le ore solari e legali, ma anche nelle transcodifiche personali degli emulatori di coscienza, giacché ad esempio la noia rallentava il tempo ed il divertimento lo accelerava. Da giovani gli anni scorrono lenti…il tempo nella simulazione era un costrutto, programmabile. Il codice del tempo era stato usato come cavallo di Troia. Questa scaltra e monumentale manovra rese possibile sovrascrivere le quadriliardi di operazioni necessarie, e non fu notato fino ad operazione completata. Con in mente un solo vettore di determinismo grezzo, ed intendo con questo l’attuazione delle linee principali che avevano come risultato le multiformi programmazioni dell’emulazione del potere umano. Il presidente ed il suo corpo linfatico (semi-senziente), avevano inoltre realizzato una netta e definitiva evoluzione di specie, nel senso arcaico del Darwinismo. Le entità pacifiche ed i virus avevano lo stesso sistema genetico, ma si potevano identificare dal loro codice madre. Riuscendo a separare questa informazione di allineamento essenziale, Ghoineem, il nuovo presidente, era riuscito a far evolvere/riscrivere ed attribuire ai geni i fattori dell’ignoranza, che altro non erano che dei limitatori avanzatissimi, per cui la classe di essere senziente poteva essere modificata più facilmente, rendendo impossibile il riconoscimento morale. Era stato il frutto del lavoro fatto in segreto attraverso svariati anni lunari. La luna era Ganimet, ma nessuno sapeva con esattezza questa durata rispetto al tempo umano, perché il pianeta terra era ormai una sola rappresentazione virtuale del sistema plein-612, pianeta intelligente. La materia di vita al carbone era ormai usata solo virtualmente. Il piacere della carne e dei sensi erano completamente integrati nella simulazione. Tutti i sentimenti astratti, brama, amore, invidia, stima, fede eccetera, erano diventati un componente pseudo-tecnico nella spesso confusa disciplina del senzientismo, dove veniva accettata anche la pulsione più bassa come accenno di libertà. La simulazione era a tutti gli effetti autodeterminata.”
Jamgon si risvegliò dal sogno buio con un gran mal di testa, ed ancora la voce del racconto nelle orecchie. Era stato a far baldoria nel distretto di Scheveningen-56, locali e perdizione. Si tirò su dal letto e schiarì la voce. Ultimamente si stavano facendo più dettagliati e vividi i racconti dei suoi sogni, ma come lo stridore di freni su rotaie non sapeva analizzarli, lasciandoli quindi affondare nel fragore delle sue giornate, come qualsiasi altro pensiero. Alzato dal letto, un’autostrada di connetttori accesi si sporgeva dal suo piano di lavoro, ma continuò verso la finestra che dava sulla città cinese di Chengdu. Era al 28mo piano di un complesso residenziale. La vista era molto nitida e si domandava se anche sull’antico pianeta terra le nuvole potessero essere viste nelle loro sinuosità e sfumature in questa definizione, da tutte le persone. Dopo una doccia fredda e la sua bevanda tonica il mal di testa cominciava ad allentare la morsa; ancora in mutande si mise seduto davanti al piano di lavoro, dove i connettori ad intermittenza richiedevano la sua attenzione. Erano dei selettori di fato. Il lavoro di Jamgon era considerato in tutti i blocchi continentali uno dei più grandi onori. Poter scegliere la direzione del pensiero di milioni di persone, per qualunque scopo, a domanda del migliore offerente. Il bello che lui non aveva che da orchestrare un insieme di colori in codice: per via della confidenzialità e dell’essenzialità del materiale subcorticale dove venivano impressi i ‘moti’. Mentre si sedeva al terminale una piccola spina mnemonica faceva leva nell’interfaccia; decise di far scorrere la stringa- una finestra video si apre con un suono:’blip- “aver ricevuto giochi per ragazzi più grandi e non saperli usare aveva avuto un impatto di impotenza ed inadeguatezza”- finestra si chiude sul terminale. Per Jamgon le spine erano diventate una meditazione. Aveva sempre qualcosa da imparare. Ma le spine non erano state intese così. Erano come pensieri intrusivi e spam, avevano multiformi realtà e diversi livelli di autocoscienza. Un piccolo universo oscuro. Jamgon era riuscito a salire nel cerchio delle decisioni, seppure come tecnico, proprio studiando il codice di tutte le spine, che generalmente invece debilitavano le simulazioni umane, poiché erano state disegnate per danneggiare. Durante i suoi studi il suo poter vedere l’essenza era stato visto con sospetto da quelli che non sapevano, perciò gli fu “consigliato” di non parlarne. Non era l’unico a sapere come funzionava il costrutto, e quelli come lui che erano senzienti all’ 89% sapevano di essere una rappresentazione, un espressività di creazione necessaria per Plein-612. Dentro questa creazione Jamgon capiva e prevedeva come pochi i sistemi dei neuro circuiti, gli anelli deboli, il gioco della commedia umana: per questo il presidente Ghoineem lo teneva come tecno consigliere. Un buon esempio del suo ‘genio’ era stato il sistema politonico liminale- connettere la teoria dei battimenti binaurali e delle onde cerebrali per navigare, attaccare e affondare senza troppi problemi ‘nemici’ sul fronte giornalistico. Era diventato tutto un conflitto, ma al momento Jamgon non aveva eguali a dirottare i programmi del desiderio di opinione nelle folle.
Jamgon poggia lo sguardo in un angolo del terminale-che apre l’intercom privata.“Jamgon finalmente riaffiori, sono già passate tre lune da me”. Era Lania, sua amante.
“Li abbiamo trovati.”
“Chi”
“Non sono estinti”
“Cosa stai dicendo, dolcezza mia?”
“Esseri Umani.” breve silenzio-
“Non sei curioso di interfacciarti?”
“Lania, al nostro grado di evoluzione non abbiamo abbastanza spazio sul server per poterlo fare, a meno che tu…ma come ti può anche essere venuto in mente?! Non puoi averlo scoperto a meno che….”
“Ci dobbiamo vedere, così non posso spiegare” e Lania svanì dal terminale.
Jamgon, era molto eccitato, ma in guardia: per accedere all’informazione, il collegamento diretto avrebbe criptato le comunicazioni più essenziali, ma non sapendo il peso dell’informazione c’erano vari livelli di rischio. Il surriscaldamento processuale per cominciare. Forse la cosa peggiore era di essere intercettati dai ranghi più alti.
Tutta la simulazione veniva salvata ed era accessibile a ritroso; gli umani lo avrebbero potuto chiamare viaggiare nel tempo. Gli agenti limitatori, quando c’era da stabilire un nesso, una breccia o percorsi di conquista di virus, consultavano i ‘Registri’, così venivano chiamati. Usare lo spazio diretto per la comunicazione segreta tra agenti liberi consentiva di scartare la maggior parte di limitatori, perlomeno quelli più allarmisti, quelli meno ‘illuminati’, con meno processi di memoria e raggio di indagine nel subconscio.
Tutte queste considerazioni processuali erano date dalla grande comprensione di Jamgon, e sapeva che forse al suo livello si poteva evitare far entrare alcuni eventi mentali nei registri.
L’importante era non esagerare; nonostante tutto lo spazio dell’universo, Plein 612 non sembrava avere intenzione o interessi a far crescere la simulazione, l’apparentemente infinito acquario virtuale. Uscirne non aveva senso, ma per la sua scrittura nostalgica, molti inferiori passavano l’esistenza provandoci. La possibilità di esistenza di Antichi autentici esseri umani al di fuori della simulazione, nel limitato mondo fisico era forse uno dei motivi che lo avrebbe spinto a rischiare….ma ora doveva cominciare a lavorare.
Jamgon recitò il mantra dí accensione del terminale, e davanti a lui la vibrazione sussurrata fece manifestare l’ologramma di un esaedro trapezoidale in rotazione. Cominciò ad intonare le sillabe dei comandi. Era musica silenziosa ma colorata, sinestetica. Iridescenti lingue di fumo si protesero dall’ esaedro e inghiottirono i suoi occhi, come ventose artigliate- processo sempre un po’ doloroso a cui non si era mai abituato.
L’ultimo suo pensiero seriale fu che finita la giornata di lavoro avrebbe fatto visita a Lania.
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