Appoggi il dolore sull’uscio
Ma dopo lo stipite,
Paralisi milionaria, fortunata
Quanto ci vuole, bho
Le labbra si toccano
Poi silenzio
E fatto bene.
I ruoli si invertiranno
Presto tu
Il mio coach
Impegnato, ma senza regole
Nel tuo limite
La pandemia di ossessioni
Che si placa con l’acqua fresca
E chi lo sapeva?
PALLIDUME
Ero stato messo a disposizione di un mirino possessivo
Il pallino rosso del non avere nulla da dire ma ostinarsi comunque
Rotolarsi nella vita capricciosi e perdenti, per il gusto di essere ridicoli
Un costoso e spesso strato di polvere; mi ero fatto due conti
E dove puntare il dito se non al rumore degli aerei; atterrano sopra il parco giochi
Denunciare le cangianti ciglia del paradiso, dove i tuoi avi risplendono, sacrilego.
Tradito dalle perle di saggezza e forse anche dal loro pusher.
Così quando l’appartenenza inganna: sopprimi la realtà
Perché non abbiamo mai smesso di essere brodo primordiale
Poco è cambiato.
Coreografia/continua
A
Plasma dell’architetto
Convoluto meccanismo
Lento per antonomasia
Crescita ma a rapporti sfalsati
E le rotelle fuori posto
Diventano innovatrici
Si inneggia si glorifica
Quando si dovrebbe potare.
Per la teoria degli innesti
Emozioni grezze, alberi senza frutto
Potenziale di perfezione
Ma nessuno mette mano
Perché semplicemente odiare rimane sempre di moda
Rifiutandomi di troncare l’inutile
Mi spezzerò al peso dell’oblio
B
Cambiamenti repentini
Rettiliane pulsioni
Alla base dei massimi poteri
Freddi calcoli
I polmoni dell’ingordo
E come mi snodo per un riposino al sole
Sasso caldo, e sotto i centopiedi
È un mondo codardo
La vita è cannibale, ma non può mangiare la morte
La vita è la spada di Damocle
Affilata
Arriva al punto
Mi snervo da solo
Esercizi di stress emotivo
Palestra di insulti
Respiro e fletto
Perfido, fletto.
Mi guardo allo specchio
Quanti bei muscoli infami
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