Alte tensioni/Profanità adorate

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La massa inerte

La massa inerme

Cerebro

Ceres bro

Linea sottile

Cuce la contraddizione

Interna e sfuggente

Che più cerchi di afferrare più si divincola, si dimentica.

La superficie incalza

A scatola chiusa:

Piumaggio al neon

Stampato negli sguardi ubriachi del taxi nero,

Dove le strade si rincorrevano;

Autodistruzione per amare 

Romantica inerzia

Di ultimi che non saranno mai primi

Convinti di risalire la corrente

Fresca fresca

Al risveglio si sgretolano 

Dietro le sbarre dell’esistenza.

Non solo cammini sul tramonto

Lo calpesti, ci sputi sopra.

Puoi, allora lo fai,

Informale.

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Mi scavi dentro

Aiutato da sorrisi, insoliti, sospetti.

Con i tuoi sospiri codardi,

Il tuo cavallo di battaglia:

Una calma che fonde il motore e la lamiera accartocciata

Una fucina per l’obsoleto

Allora eravamo fragili

Eravamo già inutili

Profeti, giusto per parlare.

Ci sarebbe stata bene una bella lezione,

Dagli spiriti, dal fato;

Mai arrivata.

Come mostri,

Professionisti di giochi randagi

Ora delineamo brusche curve e tradimenti nella sabbia

Un linguaggio tutto nostro.

Plagiato e deformato

Non c’è similitudine

Solo dimenticanze

Solo delusioni

Solo

Solitudine

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La somma delle mie libertà 

Pari al tumulto della mente umana

È possibile che tante contraddizioni 

Passino inosservate

E che senso ha vedere le nuvole 

Pensieri emozioni stati

Se poi la spinta antagonizzante rimane,

Incosciente e appesa

Come appena lavata.

Dagli duecento anni e nessuno se lo ricorderà 

L’ottuso desiderio di vendetta

Per la terra usurpata

Della baionetta insanguinata

Trasformato in blanda rivalità

Nuove vecchie idee

Sport e pacifismo piccante

Spalmate nei cori dei tifosi-

Mancati insorgenti.

Lo stadio è utile

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La cultura si gongola

Nel didsegnare anime dolci

E sbucciare la mela avvelenata

Ci offre il sonno eterno

Nel dominio dell’ingiustizia.

Un lieto fine

Senza bisogno di pensatori obliqui

Che vuotano il sacco 

E spaccano la minchia

Fanno dei nuovi orizzonti 

Bucce di paradigmi marci

E tu che fai?

L’impiegato.

Piuttosto che spingere merda nell’imbuto della massa

In perpetua minoranza, senza slanci

La saggezza ha molti nemici 

Stanno benone,

Nei tuoi incubi,

Nelle stanze sigillate da magia nera,

Occupate dai tuoi amici vampiri

Al riparo di bombardamenti lontani.

Qui solo retorica e demagogia 

Post democratica

Come volanti della scorta 

Fuori dal ristorante di pesce

Fumano sigarette.

Hai voglia a predicare 

La colonizzazione dell’anima

La distruzione ignorante dei fondamentalisti dell’odio

L’unica vera guerra

È abbassare i toni, le lusinghe 

Così quando arriva, abitudinario,

Il momento in cui desidero morire di noia

Mi scuserete le mani fredde

Nella transazione giornaliera 

Dove si confonde

Il soggetto delle proprie angherie

Invece di vedere la nuda forma

Del proiettile in arrivo verso la propria umanità 

Coraggio!

Non si muore mica,

Ma non si sopravvive neanche

I sibillini passi avanti

Non più passi

Ma piccoli universi implosi

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Perché il sangue

Che cola

Al macello

Era la nostra opportunità

Triangolata male.

Affogo nel rosso

Viscere del destino

Segnate dalla gravità

Lingue di vinile trasparenti

Lambite da luminosa certezza

Apparentemente non tanto diversa da spicciola fede

E bisogna pure dare da mangiare

Al mostro dell’umiltà

Aberrante bastardo deformato.

Il silenzio fa schifo

E l’ascolto sport da sottomessi.

Esulare dalle proprie convinzioni

Come l’adagio dei muli

Che non si riconoscono allo specchio

Ma le cose piccole che si notano,

Un anelito di felicità, un complimento,

Passare attraverso gli stessi paesaggi

E trovare qualcosa di nuovo

Solo perché sei lontano da casa

E ti manca la routine

Levigando e smussando

La corteccia dell’amarezza

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