—
Voglio rendermi utile,
A tutti i costi-
Pago per essere d’aiuto,
A questa melanconia
Un euro, una sigaretta,
Evaporata nella notte
—
Questo piccolo cristallo
Che permea la retina,
La tua porta,
Non si scioglie
Non riesco a convincerla.
Rimugino sui tentativi
Perchè perchè
Non ho la chiave.
Ma tutti gli altri, ce l’hanno?
—
Pescando la paglietta corta
A chi toccherà ricredersi?
Io che sposo il sogno,
In fila per un’elemosina;
E quella mi prendo
Birretta e luna tra le nubi.
Cosa è cambiato, notte prismatica?
Se vedo troppo forte
Supero le mie aspettative
Il camion per un po’ mi ammazza
E se vado piano
Mi tamponano.
Invece di starmene buono sul mio binario,
Inesistente,
Aspetto velato la velocità di crociera.
—
Lo vedo,
l’abbandono.
Si può ridurre la paura,
Ma l’abbandono, impossibile.
Vegeta permanente,
Energia del potenziale,
Pronto a prendersi quanto possibile:
Quello che non vuoi vedere.
—
Quando le montagne erano giganti
Vivide creature mobili,
Il tremore della terra ai loro passi,
Che era più piccola,
Non era quello che le formiche sentono quando passiamo noi;
Un rapporto diverso.
Adesso anche se si muovono meno
Questi gusci fossili
Emettono il messaggio della prima saggezza
Basta seguire gli spacchi, le forme, i profili, la grana, le cime
Dove le nuvole, chiome spettinate,
Si aggrappano.
—
Piena immersione:
Matita pronta,
Ricalco il grigio
Che brilla opaco
Sulle squame della fatica.
Domato lo spirito dell’artificiere,
con una bobina,
Le intemperie
Disinnescano le ore,
Di corsa sulle colline
Come tentacoli neri
Strisciano sul timo selvatico.
Ti sei voluto mettere in contatto,
A guardia di cimiteri improvvisati,
Senza mura,
Ma non senza lacrime
E polemiche:
Ognuno, con la sua stanchezza,
Rischia, vuoto.
Ma ad ognuno il suo impegno,
Candido e libero di infuriarsi
Quando squilla il telefono ma non la sveglia,
E la mano che è tesa verso di te
Scuote la valle,
Dopo il fulmine.
—
Multiforme madreperla
Incantata
Gemma di realtà
Origine simultanea di musica e serpente
Da confondere
Ballare
Mordere
—
La densità vince.
Ai vecchi tempi dove più eri pagato e più eri spericolato
L’equilibrio tra luce emessa e ustioni
Bilancia ad effetto domino
Lingue assetate,
Dopo aver cantato a squarciagola nella notte
Circondo la piazza con la bici
Quasi quasi volo sopra i palazzi
Cerco svegliare le anime perse
Oh qualcuno ascolti il mio bel canto!
Ma poi mi sveglio io
Assieme al mal di schiena
E finalmente,
Dopo una giornata croccante
le vecchie canzoni si annodano al paesaggio
E nella sera riscaldano vecchie nostalgie.
—
È solo pelle
La mia velenosa ironia
Quanto le mute servono al serpente
Non sono abbastanza
Per comprendere l’inutilità
Della violenza
Di tutti i nemici della consapevolezza
Al turno girano la roulette
Ti stringono la mano
Come laccetti colorati
Risuonano come bandierine al vento
Le guerre del futuro
Le chiamano crescita economica
Presi uno per uno
I problemi sarebbero troppi
E meravigliosi, insopportabili
Troppo succosi per non spremerli
Come il sangue degli altri,
Sempre più saporito
Più facile da versare dell’olio di gomito
Sostanza chiave per la civiltà futura
Con meningi funzionanti
Per evitare di affossare i nostri figli nel trauma
Ripetere e forse superare l’indicibile
Ma come una serie TV troppa intelligenza
Non fa audience
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