Sicuro, non ho granché rimuginato
Questa volta
Potrai trovarmi seduto tutto storto
Su questi allori
Essere un buon amico
XOX Ricordare i vecchi tesori
Praticamente felici
Non lamenterò dolore fino ad alzarmi
Ne mi pentirò di non averti messo in guardia
Visto che le perplessità non lasciano più orme
Come volassero, senza fili
Incontro a dove scende questa nebbia
E dopo aver risalito il fiume,
Ci inumidiscono il volto
In imbarazzo
Poi estesi sui venti freddi
Nudi,
Senza più una nuvola in cielo,
Ci infettiamo
Contemplando i profondi blu.
E lo sento friggere, dio
Quando parliamo di altre porte
Fattispecie di serrature
Dalle quali spiamo frangenti del malefico,
Ci stringiamo in un’ultima danza
Con il dovuto rispetto dell’oscuro
Di chi sempre punta il dito
Verso la malerba
Che la falce corteggia
Dovendo chiedere il movente
Di affetti mancanti
Lusingata e poi dimenticata.
Dal piano alto
Giudicare è bazzecola.
Imploriamo allora tregua,
Diamolo questo spazio,
Scaliamo al ceto medio.
La borghesia, anche bassa
Offre rifugio-
Polifunzionale
‘Non voglio più una casa con pavimento in terra battuta…’
Ma dovendo chiedersi come ci vede lui
Questo dio,
Siamo probabili sassi ai suoi occhi
Dalle morali velate, polverose
Carnefici in suo nome.
La, con lui, alzare la voce non serve.
Inutile anche progredire nella consapevolezza
Basterà rimanere in silenzio e fingere
Come soltanto un piccolo borghese sa fare,
Tenere stretto il poco agio,
Timbrare il cartellino.
Un piatto d’acqua non si riempie
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