La teoria del colore
E le lacune
Che erano piene d’altro
Vasetti d’inchiostro
Abbandonati in cima alla libreria polverosa
Quante cose e quanto disordine interno
Ed il mio spazio assoluto
Colorato di elementi fissi
Non crescita dinamica
Vuoi perché si vuoi perché no
C’est la vie mon Amie
O così immaginavo
Le proprietà inerti si fanno invece intrecciare dalla meravigliosa manifestazione creativa della vita
Draghi che, stupito, compìto, so di saper disegnare
Spino la mia mano
Senza impormi
Disegno in pastello
Ottone e cremisi
Linee e personaggi
Ombreggiate caverne poi soleggiate radure
Nessun motivo apparente
Solo tecnica e funzione
Osservo l’operato
Meglio raccontare altri mondi
Che di se stessi
Ci sono personaggi
Comunque egocentrici, ‘i creativi’
Che agitano il foglio
E vanno accontentati, e non basta mai.
Se solo sapessi sciogliere il nodo infinito
Il sigillo definitivo
In un lasciapassare della vittoria
Nelle gesta di tutti i giorni,
Ai confini delle quali
Materializzerei l’astratto
Un salotto bello ma sbagliato
Asimmetrico.
Con il peso della mano
I tratti vengono sommersi
Dall’acquerello diluito.
Ora sono tutti convinti del mio valore
Vedo limpidezza nei loro occhi;
Concentrati, ascoltano tutti
Lascio trapelare il sole
Perché la tumultuosa esistenza è passeggera
Il nubifragio si scioglierà
Lo assorbiremo con la nostra pelle
Assetata e secca
Un morbido e profondo respiro umido
Terra tiepida,
Sotto i nostri piedi nudi
Così ti immagino
Nel sottobosco che evapora
Dove l’inchiostro non è mai servito
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